Ma a cosa servono i giornalisti televisivi italiani?

Mi capita spesso di seguire varie trasmissioni di dibattito politico e mi chiedo davvero a cosa servano i giornalisti televisivi che le conducono.

Vi spiego cosa mi manca: i fatti.

In ordine alfabetico, per non fare preferenze, mi capita di vedere: Annozero, Ballaro’, Exit, Invasioni Barbariche, Matrix, Otto e Mezzo, Porta a Porta, Ultima Parola. Raramente vedo Agora’ e Infedele o al limite sprazzi.

Gli ingredienti sono sempre gli stessi:

  • un mix di invitati tra politici, altri giornalisti e altre persone del mondo civile, rappresentanti di svariati punti di vista e in genere contradditori.
  • alcuni servizi preparati e montati prima della trasmissione dalla redazione.
  • alcuni sondaggi commissionati a vari istituti.

La scaletta e’ anche sempre la stessa:

  1. lanciare un tema di discussione, o prendendo spunto dai servizi e sondaggi, o con domande dirette.
  2. far rispondere gli ospiti, e in genere il dibattito si scalda rapidamente.
  3. non interrompere, soprattutto se la gente si grida contro e dice parolacce.
  4. far girare il turno di parola almeno perché tutti possano dire la loro
  5. Interrompere quando c’e’ la pubblicita’.
  6. riprendere al punto 1

Cosa c’e’ che non va?

  • i servizi, spesso, descrivono la problematica da discutere attraverso altre testimonianze di opinionisti e cittadini. Sono sempre spunti di discussione e opinioni, pochi fatti, poca analisi, poche spiegazioni.
  • le domande sono spesso molto aperte e gli ospiti (soprattutto i politici) abusano del loro spazio per mini comizi.
  • gli ospiti, per la maggior parte, rispondono altro. La classica langue de bois come dicono in Francia. Vedendo spesso i programmi francesi, so che i giornalisti francesi hanno imparato ad aggirare il metodo. Gli italiani invece no, si fanno mangiare vivi dai politici che aggirano le domande e dicono quello che vogliono dire loro.
  • le affermazioni degli ospiti vengono raramente verificate o confermate dal conduttore o dalla redazione.
  • i sondaggi. Questo e’ un commento un po’ tecnico, ma il risultato di qualunque sondaggio non e’ mai statisticamente perfetto: c’e’ sempre un margine di errore. Questo margine si riduce con un maggior numero di risposte e a seconda del tipo di popolazione sondata, ma c’e’ sempre un margine di errore. Presentare sondaggi senza indicare la forchetta del margine di errore e’ sbagliato. Presentare per esempio un partito A al 25% e uno B al 22% non dice nulla se il margine di errore e’ del 5%. La realta’ potrebbe essere che invece A e’ al 20% e B al 27%, cioe’ l’esatto opposto. Dovrebbe essere vietato per legge pubblicare sondaggi senza il margine di errore.

In altre parole, si discute del sesso degli angeli, ognuno dice la sua, senza argomenti concreti alla fine si fa a chi grida piu’ forte, si sprecano tante energie, la gente non capisce niente e non puo’ farsi un’idea, e soprattutto, non serve a niente.

Che cosa vorrei vedere?

 

  • gestione della langue de bois: che gli ospiti rispondano alle domande. Fate domande corte, precise. Ripetete la domanda. Ripetete la domanda. Ripetete la domanda.
  • ospiti tecnici, esperti, che conoscono l’argomento nei dettagli e possono apportare dati e fatti, confermare o meno le affermazioni degli ospiti. Accetto anche retrospettivamente la settimana dopo! Ma che se uno ha detto palle, lo si faccia sapere.
  • memoria. Vorrei che si seguissero settimana dopo settimana promesse e annunci in modo da tracciare oggettivamente chi fa quello che dice e chi no. E che si riportino i dati storici di dati pubblici di cui si discute (pil, disoccupazione…), per evitare che vengano lanciati proclami in aria senza riscontro.
  • volgarizzazione dei contenuti. Vorrei che si smettesse di pontificare e che si faccia gara a chi ne sa di piu’. Invece, il conduttore dovrebbe spiegare, semplificare, ridurre. Fare da ponte tra opinioni, esperti e il pubblico.

Tra tutti questi devo segnalare un paio di esempi. Vorrei tanto che la lista qui sotto si allungasse.

  • Lilli Gruber a Otto e Mezzo: fatta una domanda, non molla. E’ raro che si lasci distrarre, e anche quando chi risponde parte sulla tangente, gli ripete la domanda e lo riporta sul punto.
  • Report: i giornalisti almeno fanno inchieste e cercano di andare fino in fondo. Non condivido sempre le tesi che cercano di dimostrare, ma almeno vedo che cercano di andare in fondo ai fatti.
  • Floris a Ballaro’ quando cerca di volgarizzare.

Questa situazione di vaghe discussioni in aria non fa che contribuire al fatto che in Italia non si sa piu’ a chi credere, ognuno dice quello che vuole e poi dice anche l’opposto, tanto nessuno verifica mai.

E purtroppo dovrebbero essere proprio i giornalisti ad informare oggettivamente.

Se avete trasmissioni “vere” da segnalare, fatemelo sapere!

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