Quel coglione in Norvegia

Avendo tanti amici in Norvegia, sono rimasto particolarmente colpito dal massacro di Utoya. Ho visto due mezze foto e mi sono bastate per capire il resto di cosa si puo’ trovare sui giornali. Ma poco importa, avrebbe potuto essere dovunque: immaginare un pazzo con due mitragliatrici su un’isoletta sperduta e centinaia di ragazzi indifesi, roba da nazisti.

Non c’è logica che possa spiegare un bel nulla. Non c’è nessuna causa, nessuna ideologia, nessuna sociologia razionale. Un folle è un folle, di qualunque paese e origine sia. Uno così, in altri tempi e luoghi, avrebbe potuto fare carriera. Avrebbe potuto essere un colonnello SS, un Hitler. Un boia di Srebrenica. Un Bin Laden. Un Pol Pot.

Si comincia con l’auto-proclamarsi superiori, quindi con altri che devono essere inferiori.  Fabbricarsi una giustificazione teorico-politica qualunque, infarinata di mitologia con radici lontane, convincersi che c’è del vero e che tutti gli altri si sbagliano.  Farsi la propria giustizia. E in altri luoghi, o tempi, trovarsi dei seguaci ignoranti e necessitosi di una guida, da manipolare e infarneticare a catena. Nessuna traccia di dubbio, e quindi carisma. Scrivere un libro, un manuale tramandato di nascosto dalle generazioni future. Guidare una casta alla conquista del mondo degli inferiori.

Ma “per fortuna”, questo matto qui è atterrato in Norvegia nel 2011. Uno dei Paesi più pacifici e sviluppati al mondo. Poca povertà,  zero ignoranza. Problemi sociali da risolvere con dialogo e razionalità, sì; inutili scaricabarili su eventuali capri espiatori inferiori, no. Esattamente il contrario. Seguaci? Neanche da lontano. Gruppuscoli con remote affinità pseudo ideologiche? Neanche.

Attorno a lui gente rispettosa, colta, che ascolta e ragiona. La società norvegese non ha fornito un terreno fertile al seme della follia, ha aggirato il virus e l’ha isolato. Ci ha provato in tanti modi ma nessuno gli ha dato retta. Si è persino dovuto fare le foto da solo. Il bubbone è rimasto solo, non ha attecchito, e in un ultimo tragico gesto, ha ammesso il suo fallimento.

Il difetto di quel Paese, forse, è stato di non avere mai avuto a che fare in tempi recenti con un attentato all’autobomba, e non aver saputo neanche lontanamente immaginare la follia di Utoya per poter reagire più rapidamente. È però un difetto comune a tanti: gli USA non potevano immaginare 9/11. Londra 7/7. Parigi, Madrid, Bologna… Sono società in cui ormai la guerra e le bombe quotidiane sono un lontano ricordo di pochi nonni, per la grande fortuna di tutte le centinaia di milioni di persone che ci vivono in pace.

Per i pochi folli sanguinari ormai c’è solo la via del coglione solitario.

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